Le Regole del Caos – Una storia d’amore nel giardino di Re Sole

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Un anno fa, nelle sale cinematografiche italiane, usciva “Le Regole del caos”, un film ambientato ai tempi di Re Sole, che amalgama realtà e fantasia in una storia d’amore intrecciata con le vicende dei giardini di Versailles, offrendo spunti di riflessione sul tema del giardino e sul rapporto fra donne, società, pregiudizi e potere.

Il film non concede mezze misure: o piace o si detesta ma, ad onor del vero, alcune stroncature della critica sono state forse eccessive, poco argomentate e superficiali per quanto concerne la lettura dell’opera e la conoscenza del periodo storico in cui è ambientata.

Chi scrive ha apprezzato il film, trovandolo non pretenzioso ma delicatamente costruito per invenzione, sceneggiatura, scenografie, costumi e musica.

La trama, in breve, prende le mosse dall’incarico affidato da Le Notre -architetto alla corte di Luigi XIV- ad una “inusuale” (per l’epoca) giardiniera-paesaggista, Sabine De Barra, la quale, segnata da tristi vicende personali ma dotata di forza tranquilla riesce, col suo indefesso lavoro e la sua sensibilità, a superare i pregiudizi maschili, a guadagnare la simpatia e la stima del Re Sole ed infine a conquistare l’amore dello stesso Le Notre.

La storia non è comunque incentrata sulla figura dell’architetto di giardini, peraltro riveduta e modificata da diverse “licenze artistiche”, quanto sul personaggio fittizio di Sabine De Barra, giardiniera appassionata, ostinata ed indipendente, chiamata a completare il Bosquet des Rocailles (luogo non di fantasia ma ancora oggi esistente), sala da ballo all’aperto destinata alla danza che avrà forma di anfiteatro, con sedili ricoperti d’erba e circondata dalla vegetazione. Per questo luogo di meraviglia era previsto un particolare percorso di accesso ideato apposta per rivelare d’un colpo l’interno della  “sala”, al fine di aumentare l’effetto sorpresa.

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Volutamente il personaggio di Sabine, una donna progettista di paesaggio alla corte di Re Sole, è qualcosa di molto strano e “unico”, anche se abbastanza appropriato. Se una donna è all’origine la causa della cacciata dal giardino-paradiso, è giusto che sia sempre lei l’essere necessario per ricercare il nuovo eden sulla Terra. Così Sabine comincia la recherche nel giardino della propria casa, e negli altri che progetta, rompendo gli schemi del giardino formale ed introducendo quell’”abbondanza di caos” che il Le Notre cinematografico apprezza ma non può completamente condividere, per filosofiche, nonché economiche, “ragioni di stato”. Sarà la stessa Sabine a dimostrargli come, se si è convinti della bontà del proprio pensiero, si possa tener testa anche al Re Sole in persona. Sarà l’architetto Le Notre a fornire quel tanto di ordine necessario per far accettare all’esigente Re Sole, avido di novità sempre diverse, il “caos” portato da Sabine.

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La figura di André Le Notre, tralasciando le incongruenze della ricostruzione storica, appare piuttosto sfumata, malinconica, conflittuale e risentita, tanto da riportare alla mente il peso delle effettive critiche dei molti che, al tempo della costruzione di Versailles, ritenevano quest’opera faraonica e, in particolar modo la costruzione dei giardini, un’inutile spreco di denaro. Nonostante ciò, Versailles fu realizzata ed i giardini ebbero un ruolo di primo piano poiché in essi, sconfinati ed impossibili da cogliere in un unico sguardo, si rifletteva il potere regale che tutti ritenevano praticamente infinito.

La differenza di vedute fra le teorie di progettazione dei giardini di Sabine De Barra e di André Le Notre sta ad anticipare il dibattito settecentesco -che sarà reale- fra il giardino romantico inglese, libero da rigidità geometriche e teso a recuperare la spontaneità della natura, ed il giardino formale francese, manifesto paesaggistico di un periodo -il XVII secolo- particolarmente fecondo per l’arte e la cultura, pensato come il luogo di unione, per eccellenza, di tutte le arti. Questa filosofia, nel film, è infine messa in scena nelle ultime inquadrature dove l’architettura del giardino fa propria la natura plasmata dall’uomo e contiene le altre sue creazioni artistiche, come la scultura, la decorazione, i giochi d’acqua, la danza e l’arte che tutte le altre ricompone: la musica.

La semplice storia d’amore fra Le Notre e la De Barra, che cuce insieme i vari brani della pellicola, si costruisce unitamente al cantiere del Boschetto delle Rocailles.

Come ben sappiamo, il giardino, nella vita come nell’arte, è sempre espressione di qualcos’altro. E’ un tentativo di dare alcune regole al caos dell’ordine naturale. E’, o dovrebbe essere, un atto d’amore: nei confronti delle piante, degli animali che lo vivono e degli uomini che lo abitano con il loro universo di opere e di simboli.

Così, parallelamente alla costruzione del giardino, André e Sabine districano il caosprofondo delle loro anime e creano, infine, le condizioni per poter vivere serenamente la loro storia. (tdb)

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(Regia: Alan Rickman, Uscita in Italia 4/6/2015. Interpreti principali: Kate Winslet (Sabine De Barra); Matthias Schoenaerts: André Le Notre; Re Luigi XIV: Alan Rickman. Sceneggiatur: Alison Deegan; Scenografia: James Marifield)

Due dialoghi dal film:

Primo incontro fra André Le Notre (ALN) e Sabine De Barra (SDB):

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ALN: Posso farvi una domanda Madame? Voi credete nell’ordine?

SDB: Ordine?

ALN: Ordine nel paesaggio

SDB: Ecco … io lo apprezzo

ALN: Guardando questi progetti non sembra esservene traccia

SDB: C’è costanza a sufficienza nel numero 6 per suggerire un…

ALN: Voi credete nell’ordine del paesaggio?

SDB: L’ordine sembra imporci di volgere lo sguardo a Roma o al Rinascimento… voglio dire…sono certa che esiste qualcosa di unicamente francese che noi finora non abbiamo celebrato e le regole dell’ordine servono a scoprirlo.

ALN: Tutta la mia opera si basa sul principio che voi scegliete di negare. Mi chiedo perché vi siete candidata per lavorare con qualcuno che ritenete… ormai antiquato.

SDB: Signore, io non nutro che ammirazione per la grandezza della vostra opera. Avete scopetto tecniche sopraffine. Mi scuso se le mie parole vi hanno in qualche modo… offeso..

ALN: Forse Madame, quando sarete stata esposta al ridicolo per il tempo in cui questo è toccato alla mia famiglia ripenserete alla nostra conversazione. Buona giornata.

A casa di Sabine:

ALN: Mio padre mi ha fatto amare i giardini. Mi ha incoraggiato a vederne la bellezza e a ricrearla non come un esercizio ma più come un atto di fede. Lui diceva che Dio aveva donato un giardino e che quando abbiamo perso l’Eden abbiamo dovuto cercarlo e reinventarlo. Ma solo a pochi è dato riuscirci. Solo alcuni di noi hanno quel dono. Vi ho osservata prima che entraste per il colloquio. Avete spostato uno dei miei vasi..

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SDB: E’ così

ALN: Mi avete incuriosito. Non voglio rubarvi troppo tempo. Sono tornato ad esaminare i vostri progetti

SDB: A voi non sono piaciuti e a me piacciono molto. In verità ci sono abituata.

ALN: Io non ho detto che non mi sono piaciuti. Ho detto che non vi trovavo ordine. (Rivolto al giardino di Sabine) Questa abbondanza di caos? E’ questo il vostro Eden?

SDB: La mia ricerca dell’Eden…

ALN: Vi ho raccontato il peso di essere esposti al pubblico? Vi risparmierò ripetizioni, ma Madame, nel mio mondo anche l’anarchia è agli ordini del Re e il caos deve attenersi al bilancio…

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