Fiori, paesaggio e poesia. “The Daffodils” di W. Wordsworth

campo di narcisi

Nell’Aprile del 1802 il poeta W. Wordsworth (1770-1850), che considerò la natura come sua prima fonte di ispirazione, si trovò a camminare, con la sorella Dorothy dalle parti di Gowbarrow Park, nella zona dei Lake Districk in Inghilterra. Era il periodo della fioritura di una distesa di narcisi dorati che morbidamente ondeggiavano al vento come danzando.  Dalla vista di quel paesaggio nacque una fra le poesie più belle di Wordsworth….

I wandered lonely as a cloud           

That floats on high o’er vales and hills,          

When all at once I saw a crowd,          

A host, of golden daffodils;           

Beside the lake, beneath the trees,          

 Fluttering and dancing in the breeze.    

 

Continuous as the stars that shine         

 And twinkle on the milky way,           

They stretched in never-ending line           

Along the margin of a bay:           

Ten thousand saw I at a glance,          

 Tossing their heads in sprightly dance.          

 

The waves beside them danced; but they           

Out-did the sparkling waves in glee:           

A poet could not but be gay,           

In such a jocund company:          

 I gazed–and gazed–but little thought          

What wealth the show to me had brought:          

 

For oft, when on my couch I lie         

In vacant or in pensive mood,           

They flash upon that inward eye          

Which is the bliss of solitude;           

And then my heart with pleasure fills,           

And dances with the daffodils.

 
Ho vagato solo come una nuvola 

Che galleggia in alto sopra valli e colline,

Quando all’improvviso vidi una folla,

Una moltitudine, di dorati narcisi ;

Accanto al lago, sotto gli alberi ,

Svolazzando e danzando nella brezza.

 

Continui come le stelle che risplendono

E scintillano sulla via lattea,

Si stendevano in una linea senza fine

Lungo il margine di una baia:

Diecimila vidi con uno sguardo,

Scuotendo le loro teste in un vivace ballo.

 

Le onde accanto ad essi ballavano; ma essi

Sovrastavano le scintillanti onde in allegria:

Un poeta non poteva che essere gaio,

In tale gioconda compagnia:

Guardavo fisso – guardavo fisso – ma poco pensavo

Che ricchezza lo spettacolo mi aveva portato:

 

Perché spesso, quando sul mio letto giaccio

Di distratto o di pensieroso umore,

Essi balenano su quell’occhio interiore

Che è la beatitudine della solitudine;

E allora il mio cuore di piacere si colma,

E con i narcisi danza..

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