Il Packaging sostenibile ha come scopo quello di evitare, negli oggetti della vita quotidiana, l’uso -o meglio, l’abuso- della plastica che sta diventando una vera e propria piaga dell’umanità.
Per quello che riguarda l’utilizzo di piatti, bicchieri e posate “usa e getta”, la Francia nel 2020 sarà il primo paese a vietarne l’utilizzo e, si spera, che molti altri seguano il buon esempio. Sulla base di questa tendenza alcune ditte hanno iniziato a produrre stoviglie riciclabili.


Una azienda tedesca (Leaf Republic) composta da un gruppo di giovani imprenditori e designer, ha progettato e realizzato un sistema di piatti costituiti da foglie di albero (generalmente palma). Secondo quanto diffuso dall’azienda, le stoviglie di colore verde, sono composte da due strati esterni di foglie con un’anima di carta al centro, senza l’utilizzo di colle e prodotti derivati dal petrolio. Sono resistenti all’acqua, gradevoli al tatto e realizzati, come sembra di capire e come sarebbe logico che fosse, senza la necessità di abbattere o danneggiare le piante. Dopo l’utilizzo si decompongono in 28 giorni senza rilasciare alcuna sostanza inquinante.


Il design, senza dubbio, conferisce inoltre ai piatti il giusto valore di riconoscibilità nel panorama – in crescita- di questi “nuovi” oggetti.
L’idea non nasce dal nulla. In India, ad esempio, da generazioni si usa costruire i piatti con le foglie cucite delle piante più diffuse. Adesso l’azienda Tedesca compra le foglie, cucite con “fili” in fibra di palma o bambù, da India e Sud America e le trasforma in stoviglie monouso biodegradabili, con procedimenti nuovi e sofisticati, al fine di renderle accessibili ad un vasto pubblico. (tdb)
